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Morto Marco Luchetti vittima a soli 15 anni dei terroristi

Marco LuchettiIl 10 agosto 2017 è morto a 57 anni, dopo un’indicibile sofferenza dovuta alla malattia proviata dal fuoco terrorista, e contro la quale si è battuto, senza mai cedere allo sconforto, Marco Luchetti.

Marco, è una vittima del terrorismo; fu colpito nel 1975, a soli 15 anni (nella foto Marco in una foto pubblicata da un quotidiano dell’epoca il giorno dopo l’attentato).

E’ stato uno dei primi ad aderire all’Associazione Memoria.

L’Associazione Memoria si stringe alla famiglia per la perdita del caro Marco e porge le proprie condoglianze.

Noi tutti lo ricorderemo come una persona semplice, un ragazzetto che troppo presto ha dovuto cimentarsi con l’odio, la viltà, l’ingiustizia…ed è cresciuto troppo in fretta, diventando un Uomo.

Noi tutti lo ricorderemo come un uomo forte, che ha saputo affrontare a piè fermo ogni avversità, non arretrando di un passo, mai, malgrado tutti, nonostante tutto.

Non aveva nulla da dimostrare a nessuno, eppure, se “combattere è un destino”, quello è stato il suo.

Il 29 ottobre del 1975, quando aveva soli 15 anni, era sulla sulla soglia della sezione del  MSI di via Erasmo Gattamelata, a Roma, al quartiere Prenestino, ad aspettare il fabbro che riparasse il portone d’ingresso blindato, danneggiato a seguito di un’attentato di pochi giorni prima, mentre all’interno un operaio stava riparando la grata di una finestra dalla quale “i soliti ignoti” avevano cercato di introdursi la sera prima…aveva solo quindici anni, ed era insieme a Claudio Lombardi e Mario Zicchieri.

Arrivarono e spararono a fuoco incrociato, per uccidere.

Marco restò gravemente ferito…avrebbe sofferto tutta la vita per le conseguenze delle ferite inflittegli nel corpo, che lo menomarono fisicamente, pur non riuscendo a mitigare il coraggio delle sue idee, né a minare la sua forza interiore.

Ha affrontato l’ingiustizia…nel 1982 un pentito fece i nomi degli attentarori: Morucci, Seghetti e Maccari, tutti brigatisti rossi.

Non furono mai condannati per il vile attentato contro ragazzi inermi.

Fu raggiunto da 3 cartucce che gli svuotarono in corpo 27 pallettoni: 2  si fissarono nel polso, 5 nella mano (perforandola da parte a parte), 10 nella coscia, 10 nel ginocchio, distruggendolo completamente.

Quelli che è riuscito a recuperare li conserva gelosamente in cassaforte. “Ne ho solo 6. Gli altri li avranno dati alla Polizia per le indagini mentre ero ancora ricoverato al San Giovanni”, disse all’epoca.

Ha subito più di una decina interventi.

Nessuno è mai riuscito a spiegarsi come abbia potuto camminare in tutti questi anni: un miracolato.

“Pochi giorni dopo mi volevano amputare la mano e la gamba destra. Sarò sempre riconoscente al Prof. Guida che con il suo intervento si è preso la responsabilità di trasferirmi alla clinica S. Raffaele evitando un’ulteriore dramma”.

“Sono entrato e uscito dall’Ospedale ininterrottamente per tre anni. L’ultimo intervento è stato venerdì 17 Marzo del ’78, il giorno dopo il rapimento di Moro. Mi ha operato il Prof. Fineschi al Gemelli”.

“Io non sapevo neppure che mi sarei potuto costituire parte civile, come la famiglia Zicchieri. Per di più quando andavo in giro per avvocati, chiedendo se qualcuno potesse interessarsi alla mia causa, tutti mi sbattevano la porta in faccia. Appena dicevi ‘Brigate Rosse’, cambiavano espressione”.

“Non mi hanno mai avvisato che ci sarebbe stato un secondo grado”.

“Io l’identikit l’ho fatto subito. E poi sono andato a testimoniare. Ho tutte le carte. Dirò di più, il giorno in cui sono stato ascoltato, in Primo Grado, mi sono trovato a discutere con il Giudice in merito alle armi che avevano usato durante l’agguato. Probabilmente avevo un tono concitato. Così è stato fatto avvicinare un poliziotto ed il Presidente mi ha detto ‘se continua ad avere questo atteggiamento, la faccio arrestare per oltraggio alla Corte’. Da quella volta non sono più andato alle udienze, perché ho capito che per la giustizia non ero io la vittima, ma i miei carnefici”.

“Il ricorso in Cassazione non si è fatto per un ‘incidente’: l’atto va depositato alla cancelleria di Piazza Cavour, peccato che il giorno prestabilito per la consegna, c’è sciopero della cancelleria. L’ufficiale giudiziario scrive sulla pratica ‘trovato gli uffici chiusi e nessun funzionario addetto a ricevere i documenti’. I tempi per la presentazione dell’istanza scadono. Il verdetto è inappellabile: ‘ricorso inammissibile per decorrenza dei termini’ “.

“Ho cercato di crearmi un futuro nella mia vita dopo il 29 Ottobre, l’ho fatto da solo. Soffrendo a denti stretti perché invalido, ma non riconosciuto nel mondo del lavoro. Lo Stato si è ricordato delle vittime del terrorismo solo con la legge 407/1998 (e successivamente con la legge 206/2004). Un po’ in ritardo. Ma la situazione è cambiata di poco, perché una legge ideata solo per le vittime del terrorismo è diventata un calderone, con tutto rispetto per le vittime di altri eventi”.

“La legge 222/2007, all’art.34 indica che fra i benefici spettanti alle vittime c’è anche la concessione onorificenza di ‘Vittima del terrorismo’ da parte del Presidente della Repubblica con la consegna di una medaglia in oro”.

Marco ha fatto la richiesta nel Dicembre 2007.

Non gli hanno fatto sapere nulla fino al suo sollecito del 2008.

La risposta del Ministero dell’Interno è stata “La Commissione Consultiva ha ritenuto che, nel caso di specie, la norma non consenta la concessione dell’onorificenza in questione in quanto ‘la vittima, tenuto conto della giovanissima età e della circostanza che era un semplice iscritto ad una sezione di partito, non poteva essere identificata da eventuali terroristi come bersaglio da colpire per le proprie idee e per il proprio impegno morale, come espressamente previsto all’art.34 legge 222/2007. Spiace quindi comunicale che la sua richiesta non può trovare accoglimento”.

“Una medaglia – disse – non mi cambia la vita. Ma se mi spetta perché non posso averla? A questo punto vorrei fare ricorso, solo per il gusto di poterla riconsegnare al Presidente della Repubblica”.

“Va tutto al contrario in questo Paese. I carnefici diventano vittime. E le vittime, quelle vere, diventano un peso, degli appestati senza giustizia”, è sempre il suo giudizio in tutti questi anni fatte solo di sofferenze, abbandonato anche dallo Stato.

Un morto senza giustizia.

(Scheda storica a cura del Giornalista Franco Mariani)

Dettagli sull'autore

Franco Mariani

Franco Mariani, fiorentino, classe 1964, giornalista, ha iniziato a scrivere per i giornali all'età di 14 anni. Ha collaborato e collabora con numerose testate nazionali, regionali, locali, sia della carta stampata, che della televisione, radio, internet. Dagli anni Novanta collabora stabilmente con l'Associazione Memoria, di cui è Addetto Stampa e Portavoce della Presidente Mariella Magi Dionisi. Nell'ambito del giornalismo ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali, sia a livello nazionale che regionale. E' autore di numerosi libri, pubblicati con vari editori, tra cui Giunti, a carattere storico sulla città di Firenze, soprattutto legati all'Alluvione del 1966, sul papato e la chiesa cattolica, e sullo Zecchino d'Oro. Con l'avvento di Mariani l'associazione, il 1 agosto 2003, è sbarcata su internet con un sito web, creato e curato, ancora oggi, dallo stesso Mariani, prima sul server del Comune di Firenze, con tanto di presentazione ufficiale in Palazzo Vecchio con l'On. Valdo Spini, già Ministro e Sottosegretario all'Interno, e poi, dall'agosto 2014, con questo nuovo indirizzo www.asssociazionememoria.it